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Mappa dei Castelli nel territorio del Comune di Firenzuola


Mappa dei Castelli Ubaldini nel territorio del Comune di Firenzuola

 

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convegno del 20-10-2013

giovedì 21/11/2013

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Fortificazioni tra ricerca e passione: alcune note introduttive di Simone De Fraja.

E' l'amico Giovanni Maccioni, o meglio la sua passione per la castellologia, che mi ha spinto ad entrare a far parte sempre più del "Progetto Ubaldini", la cui fase programmatica o livello zero per il quale sia auspica un costruttivo futuro nel tempo o che lo stesso possa divenir scalino per altri studiosi, è stata lanciata Domenica 20 ottobre a Firenzuola, presso la Sala del Consiglio Comunale.
All'iniziativa, che ha visto la fase di taglio scientifico nella mattinata con chi scrive quale moderatore degli interventi e che si è conclusa con il dibattito pomeridiano, hanno partecipato numerosi studiosi, amici e vorrei dire "colleghi" che hanno fatto della castellologia una priorità di interesse. Tale disciplina trattata spesso di riflesso nell'ambito di altre branche di interesse si occupa di manufatti fortificati, della loro funzione ed uso, rilevabili dalle loro caratteristiche materiali ancora individuabili lette in connessione con il territorio; va da sè che per la comprensione globale del sito si debba ricorrere, poi, inevitabilmente ad un appoggio sinergetico delle fonti, materiali e documentali.
Il saluto del Sindaco Claudio Scarpelli di Firenzuola e quello del Presidente della ProLoco Bruno Franchini, attento al territorio, hanno aperto la giornata di studio. Ospite d'eccezione il Dott. Luca Fedeli della Sovrintendenza Archeologica per la Toscana, studioso di livello e persona amica di particolare sensibilità umana il quale, in chiusura dei lavori, esulando dalla contingenza Ubaldini seppur fondamentale per quell'angolo di Romagna Toscana, ha sottolineato il valore intrinseco di tali iniziative che si scontrano inevitabilmente con la scarsità di risorse e contributi statali e la difficoltà di seguire come priorità ogni scavo relativo ad emergenze di cui il territorio trabocca: da qui il testimone alle piccole ma attive associazioni locali gelose ed orgogliose dei propri ruderi segno tangibile di una storia talvolta troppo facilmente dimenticata. In una giornata di tal genere non poteva passar sotto silenzio l'eredità morale e scientifica lasciata a tutti noi che abbiamo goduto della sua stima e amicizia ed a tutti coloro che hanno avuto l'avventura di confrontarsi con lui, dal caro Dino Palloni.
Al fine di rendere fruibile e maggiormente tangibile il concetto di territorio controllato e gestito dagli Ubaldini nella Romagna Toscana, Giovanni Maccioni professionista della computer grafica, ha realizzato e proiettato un'animazione realizzata riproducendo l'esatta conformazione topografica dell'area esaminata posizionando e riproducendo tridimensionalmente, seppur in via esemplificativa, alcune delle fondamentali fortificazioni della consorteria quasi dimenticata la cui arme sfoggia un palco di cervo su fondo blu. L'animazione digitale mette bene in rilievo lo sfruttamento, da parte dei costruttori delle fortificazioni, della morfologia geografica, o meglio orografica, in modo tale che la postazione o il castello, a seconda dei casi, facesse propri e parte integrante delle proprie difese passive gli elementi naturali offerti anche dalle asperità delle rocce appenniniche. Le ricostruzioni, improntate sul concetto della verosimiglianza con altri modelli maggiormente leggibili, sono caratterizzate dalla fedeltà, relativamente alla loro posizione ed estensione spaziale, agli elementi superficiali sopravvissuti sebbene ciò non possa essere eseguito a livello di alzato senza entrare nel campo vaghe ipotesi. La panoramica eseguita da Maccioni che ha constatato in anni di sopralluoghi la consistenza e localizzazione dei lacerti ha offerto, quasi tangibilmente, l'estensione e per così dire, ci torneremo, il sistema fortificatorio degli Ubaldini sulla valle del Santerno e vallecole limitrofe come il caso della fortificazione di Montegemoli determinante postazione presso un calcatissimo itinerario viario e fonte d'acqua.
Dei vari assedi e vicende politiche e belliche delle fortificazioni ne parla ampiamente Villani che diviene così una sorta di fonte per eccellenza per gli eventi fondamentali di tali strutture quasi scomparse tra la vegetazione o dirute dall'incuria e dalla furia umana dell'ultimo conflitto mondiale. Per un quadro della situazione storico politica dell'area è intervenuto Lorenzo Cammelli, ganglio del progetto di recupero del castello di Montaccianico ed esperto archivista con notevole conoscenza delle vicende del districtus ubaldinorum. Gli Ubaldini, quali signori territoriali quali ad esempio i Guidi anche per la zona aretina e successivamente gli Ubertini ed i Tarlati, gestivano il districtus mediante gli strumenti tipici della feudalità fondati sul potere militare, giuridico ed economico e sotto alcuni aspetti anche religioso. Il quadro attento fornito da Cammelli è preciso sia per le vicende politiche che per quelle relative agli assedi di cui tratta anche il Villani, vicende per le quali, come ovvio, non si può prescindere dal connubio di fonti materiali con quelle documentali di cui Cammelli ha trovato ampio riferimento. Tuttavia, mi sento di esprimere un certo allarme quando si vanno ad esplorare le fonti cronachistiche, come sottolineato dal medesimo Cammelli; esse talvolta offrono visioni distorte degli eventi non solo in funzione dell'esito o modalità di un assedio, ad esempio, ma anche in relazione alla terminologia usata dal valore spesso polisemantico di termini non correttamente usati o di difficile ed univoca interpretazione. Di notevole interesse presso Montaccianico le tracce, come illustrato in altra occasione durante un sopralluogo dall'oratore, dello smantellamento delle mura degli Ubaldini da parte di Firenze; in cui alla tecnica di demolizione si associa anche quella del dileggio e umiliazione: le mura rasate offrono all'esterno quasi rampe o scale ad hoc realizzati dai genieri e gustatori fiorentini per l'invito all'ingresso alla fortificazione ormai perduta.
Occasioni di riflessioni del genere, sul territorio con l'approccio castellologico e storico, spinto dalla curiosità ed amore per le proprie radici, vento che spinge ogni viaggiatore nella propria ricerca, non vanno certo a costituire una elegia di marginali evidenze ma esaltazione e spunti per la fruizione del materiale raccolto per l'utilizzo in tempi e modi successivi eventualmente da altri studiosi.
E' in quest'ottica che Franco Poli, a cui va il merito di essere il motore principale dell'iniziativa del Progetto Ubaldini, si è da anni mosso realizzando una sorta di censimento delle fortificazioni, ancora in "progress" ed affinazione, unito, per la comprensione dello stesso, da una ricostruzione della antica viabilità; quest'ultimo argomento delicato, come mi è capitato di constatare più volte. Difficilmente è possibile infatti disporre di strumenti documentali in grado di affermare univocamente non solo la vetustà di un percorso o la sua frequentazione in un dato periodo ma anche la vetustà del tracciato medesimo ovvero se lo stesso abbia subito sconvolgimenti o modifiche. Ciò rileva in relazione alla questione del controllo dei passi o valichi da parte delle fortificazioni Ubaldini e se cioè, in definitiva si possa parlare, del concetto di "sistema" o come lo definiva Cassi Ramelli di "scacchiere" cioè una rete di postazioni ad hoc per il territorio come sostiene Poli al termine della lunga lista di fortificazioni proposte all'incontro. Molte di queste, talvolta reperite solo documentalmente, sono state oggetto di visita e constatate ma mai scientificamente analizzate. In realtà ritengo si possa parlare di sistema solo per un breve periodo, delineato da Cammelli, quando gli Ubaldini costituivano una consorteria in grado di esprimere unità e gestione di potere fino al sistematico smantellamento da parte di Firenze. Il lavoro illustrato da Poli è capillare, con le numerose schede, mappe topografiche e fotografie dello status quo; esso costituisce sicuramente una base di partenza per la mappatura dei siti fortificati ognuno dei quali, seppur in una cornice generale, gode tuttavia di propria autonomia degli eventi dovendosi interfacciare non solo con il suo limitrofo elemento di "rete" ma anche con altri facenti capo ad altre consorterie di confine.
Giorgio Carli, autore di monografie sulle fortificazioni di Firenzuola, ha improntato l'intervento sulla partecipazione del Sangallo alle strutture fortificate, spostando l'attenzione al periodo post-Ubaldini; tracce sangallesche che ancora rimangono ben fruibili al visitatore attento non solo nel dedicato ambiente museale ma anche nella lettura stratigrafica delle mura in più punti ancora originali; anzi in più punti, ad una ispezione attenta eseguita con Maccioni, Poli e Monti, mura che potrebbero rivelare l'inglobamento di strutture preesistenti attesa l'avvenuta fasciatura muraria a scarpa successiva ad una prima fase di cortina ancora leggibile. Carli ha esteso la lettura dell'insediamento di Firenzuola in comparazione alla formulazione dei progetti sangalleschi proposti per Siena fornendo una sintetica lettura delle evidenze sopravvissute a Firenzuola.
Altro aspetto toccato dall'incontro è stato curato da Massimiliano Righini Oplologo e Vice Presidente del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche; In modo fruibile e scorrevole ha fornito un percorso, con numerosi esempi fotografici proiettati, nella storia delle armi quali elmi, spade, pavesari varie tipologie di balestra manesca. Le armi in asta presenti in tutto il corso della storia dell'armamento, cominciano la propria evoluzione da attrezzi da lavoro in strumenti da guerra che mediante adeguamenti e accorgimenti perdureranno quasi sino ad oggi. Tali dispositivi risultano elementi di un armamento in dotazione al combattente, anche in funzione del censo del possessore, che rimane concettualmente invariato fino al Trecento quando la dialettica tra offesa e difesa cambia registro entrando nella fase di Transizione con le relative conseguenze anche a livello architettonico delle strutture fortificate.
Alberto Monti, infine, archeologo, prende in esame, su ampia scala quale protocollo di analisi, le metodologie di studio di fortificazioni o siti incastellati anche grazie alla tecnologia GIS o tecnologie informatiche che permettono non soltanto di estrarre dati formali ma anche qualitativi. Tali resultanze, per un approccio castellologico, si riferiscono alla posizione di una struttura fortificata per la valutazione delle potenzialità belliche, di difesa o di offesa; ovvero per la valutazione del contributo artificiale della fortificazione alla posizione già naturalmente difesa ovvero per lo sfruttamento, da parte di un manufatto fortificato, di un passaggio viario obbligato ad esempio come quello di crinale.
E' dunque necessario sottolineare come questo fondamentale incontro che non deve passare in sordina, il "Progetto Ubaldini", sia stato da apripista; una interfaccia collaborativa, anche con le istituzioni ed il volontariato spinto dal vento della passione e della seria ricerca delle tracce, per il recupero di una consorteria battuta non solo militarmente ma, quel che è il vero obbiettivo di un attaccante, dall'oblio e dalla damnatio memoriae.
Benchè anni di studio di fortificazioni mi abbiano conferito la mai completa esperienza o competenza, il Progetto Ubaldini è stata una occasione di crescita e conoscenza, quasi al buio, che non ha potuto tenermi estraneo all'entusiasmo degli amici ed alla scientificità che contraddistingue il loro operato; sono dunque loro grato per la fiducia in me riposta in tale occasione in un periodo per me particolare.