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Progetto Ubaldini

Mappa dei Castelli nel territorio del Comune di Firenzuola


Mappa dei Castelli Ubaldini nel territorio del Comune di Firenzuola

 
Castelli

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La storia

La potente famiglia signorile degli Ubaldini,che ha dominato il Mugello e gli Appennini, verosimilmente trae le sue origini da un contesto cittadino. Infatti le prime notizie relative ai personaggi che figurano come gli antecessori di questa casata risalgono al secolo XI. Questi risultano appartenere al ceto aristocratico della città di Firenze, ed in particolare alla ristretta élite clientelare del vescovo e legati al potere marchionale. Troviamo quindi tali personaggi attivi in territorio urbano. Soltanto con la fine dell' XI secolo, seguendo un processo comune a molte casate aristocratiche, gli Ubaldini spostarono i loro interessi verso il contado con l'intento di crearsi un "dominato signorile" basato sul vasto patrimonio fondiario da essi posseduto.
Grazie ai legami instauratisi con il monastero di S. Pietro a Luco ed il sostegno della Marca Toscana, gli Ubaldini all'inizio del 1100 finirono per prevalere sulle altre consorterie mugellane come i Gotizzi ed i Suavizzi. Incrementarono infatti il loro dominato di numerosi beni come ci descrive un atto rogato nella seconda metà del XII secolo relativo alla spartizione del patrimonio e ratificato nel 1186. La consorteria, divisa in tre rami già in questo periodo, dei quali uno con sede a Galliano, uno a Senni e il principale a Montaccianico, era in possesso di un vasto patrimonio fondiario, associato a svariati diritti di signoria e al controllo di numerosi castelli. L'area compresa nel dominio andava dai rilievi a nord di Firenze lungo la valle del torrente Faltona fino nel cuore dell'Appennino bolognese, con diramazioni nell'alta Val di Sieve e del Santerno (oggi si estende sui territori comunali di Borgo S. Lorenzo, Scarperia, Firenzuola e Monghidoro, ed in parte Barberino di Mugello, S. Piero a Sieve e Vicchio). La casata, quindi, possedendo beni lungo i due versanti appenninici, era in grado di controllare le principali arterie stradali che collegavano Firenze con Bologna e l'area padana.
Dei tre rami che si formarono all'interno della famiglia, già sul finire del XII secolo e l'inizio del successivo, prevale quello di Montaccianico. In seguito questi Ubaldini estenderanno i loro possedimenti anche verso il Senio e la Romagna, nonché in Umbria e nel Montefeltro. Quando gli esponenti del ramo di Montaccianico ottennero la legittimazione istituzionale concessa con privilegio nel 1220 dall'imperatore Federico II, e rinnovata nel 1246, la loro signoria raggiunse la sua maturazione politica. Riconoscenti dei favori ottenuti rimasero fedeli all'Impero, individuato come fonte legittimante della loro sovranità, e quindi si posero ai vertici del ghibellinismo toscano. Aderirono infatti alla Lega Ghibellina di Toscana nell'estate del 1251, dando vita alla secolare guerra contro Firenze.
Dato che dirigenti fiorentini rivendicavano come proprio buona parte del territorio compreso nel "districtus Ubaldinorum", la guerra appariva come l'unica soluzione possibile nei rapporti con la consorteria ubaldina, per il rischio che questa rappresentava ai loro occhi. Infatti il casato si presentava come una forza coesa ed ostile capace, attraverso un forte controllo della popolazione, di opporsi con efficacia all'espansione territoriale cittadina.
Agli inizi del trecento la guerra s'intensificò in seguito alla scissione del partito Guelfo nelle fazioni dei Bianchi e dei Neri, ed il conseguente sostegno politico e militare offerto dagli Ubaldini ai primi esiliati da Firenze a partire dal 1301.
l Bianchi nell'estate del 1302, facendo lega con i Ghibellini romagnoli, dettero vita ad un'alleanza militare con gli Ubaldini attraverso il noto accordo di San Godenzo. Quindi il castello di Montaccianico divenne, con le città Pistoia e Bologna, baluardo della lotta contro i Neri fiorentini e i loro alleati. Lo scontro si prolungò ad alterne vicende fino al 1306 quando, dopo il voltafaccia di Bologna e la caduta di Pistoia per assedio all'inizio dell'anno, il Comune di Firenze e gli alleati decretarono un'azione risolutiva nei confronti degli Ubaldini e della loro roccaforte. Dopo quattro mesi di assedio i fiorentini ottennero la resa di Montaccianico pagandola a caro prezzo (oltre 15.000 fiorini d'oro). Quindi promossero l'edificazione della 'terra nuova' di Castel S.Barnaba (Scarperia).
Questo presidio cittadino aveva il compito di sostituire gli Ubaldini nel controllo diretto della popolazione. Ma se i dirigenti fiorentini erano riusciti a strappare al casato nobiliare, e ad abbattere, il loro castello principale, tale politica di controllo risultò inefficace nell'area appenninica dove i feudatari si riorganizzarono ed impedirono la penetrazione del Comune.
Dopo una prima e formale sottomissione avvenuta nel 1309, gli Ubaldini ripresero le armi contro la città schierandosi apertamente dalla parte dell'imperatore Arrigo VII (1312-1313), con il loro sostegno e partecipazione all'assedio della stessa Firenze. Poi nuovamente con Ludovico IV (1325-1330), quindi con Pisa (1342) e l'arcivescovo di Milano Giovanni Visconti (1351-1353). Sarà soltanto l'indebolimento della coesione familiare, dovuta a ulteriori frammentazioni in altri rami e conseguente frazionamento del patrimonio, che permetterà al Comune di Firenze di avere ragione dei suoi oppositori. Infatti la guerra si concluse nel 1373 con la definitiva sottomissione degli Ubaldini alla Repubblica attraverso la resa degli ultimi quattordici castelli posseduti dal casato tra le "Alpes Ubaldinorum" (Valle del Santerno) e del "Podere" (Valle del Senio ed in parte del Lamone), con conseguente delegittimazione dei poteri signorili.
Testi di Lorenzo Cammelli e Filippo Bellandi